LIBRI BELLI


Dietro al cancello rosso

C’è un’immagine che attraversa l’intero romanzo di Antonella Lattanzi (Bari, 1979). È
quella di un cancello rosso che segna il confine tra dentro e fuori il Giardino di Roma,
quartiere dove Francesca, Massimo e le figlie Angela ed Emma si trasferiscono da Milano.

«Una storia dal ritmo incalzante che indaga sui lati oscuri della maternità e del matrimonio, traendo ispirazione da un evento di cronaca nera accaduto negli anni ’80 e dalla prosa di Shirley Jasckson» Francesco Musolino, il Messagger

Antonella Lattanzi, Questo giorno che incombe, Harper Collins, 2019

Paranoia e vuoti di memoria

La casa in cui si trasferisce con la famiglia sembra accogliere Francesca come la madre
che ha perduto, mostrandole da subito comprensione ed empatia, rispetto a una comunità
di vicini che si coalizzano contro di lei. Isolandosi in una solitudine patologica, datale dal
lavoro a casa, Francesca matura sospetti infondati e arriva a mettere in discussione la
patina di sicurezza e tranquillità di cui si vanta il quartiere. Troppi episodi strani si
verificano ed emergono troppi elementi che stridono con il clima cordiale che tutti, in
particolare la vicina Colette, sono pronti a difendere con le unghie. Fino a che punto si può
negare l’oscurità che inizia a scavare nel condominio, un vero e proprio Panopticum che
imprigiona i suoi abitanti? Francesca non riesce a scacciare il pensiero che la tranquillità
sia solo una messa in scena collettiva.

Proposto da Domenico Starnone al Premio Strega 2021 con la seguente motivazione:
«Desidero candidare al Premio Strega Questo giorno che incombe di Antonella Lattanzi, pubblicato da HarperCollins. È un giallo avvincente, rispettoso delle regole di genere. Ed è altro. C’è un’esperienza vera ben saldata al finto. C’è una donna e madre infelice con una voce memorabile, sempre vicina a incrinarsi. C’è un coro di gente comune che esegue uno spartito di crescente ferocia. C’è una storia d’amore snervante, con la più dilazionata delle congiunzioni carnali. C’è un appartamento parlante che inquieta protagonista e lettore. E, sempre, una scrittura potente. Il risultato è una realissima invenzione dell’oggi.

Indagine di abissi e pieghe dell’animo umano.


La giovane madre rivive nella casa, intesa come ventre materno, come confessionale e
spazio introspettivo, uno dei nodi più interessanti dell’intero romanzo, ovvero la riflessione
sulla maternità. Sola con le figlie, Francesca si sente incompleta e inadatta nel suo ruolo di
madre, mentre il compagno è sempre impegnato sul fronte professionale.
Il dialogo con la voce della casa rimane l’espediente più riuscito del romanzo, mentre non
sempre efficace è la rappresentazione del rapporto con Fabrizio, il vicino integrato in
quella che appare come una setta.

Daria Bignardi su Questo giorno che incombe, Antonella Lattanzi

La scomparsa di Teresa, un’amichetta della figlia maggiore, spezza il finto idillio e dà l’avvio alla ricerca del colpevole; una ricerca tortuosa e disperata che si concluderà con colpi di scena. Il libro, liberamente ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto a Bari nel palazzo in cui viveva l’autrice, si suddivide in cinque parti, la prima e la seconda sono scritte molto bene, mano a mano che si procede la lettura, si ha la sensazione che la narrazione si perda. Questo
giorno che incombe resta una bellissima lettura, ricca di spunti letterari e potenziata dalla subdola oppressione psicologica che l’autrice ha saputo ricreare.

Anna Quatraro nasce a Padova il 25 febbraio 1989, studia lingue moderne fino alla laurea specialistica. Lettrice accanita, alterna la poesia alla critica, la narrativa sudamericana ai classici italiani. Una sola certezza la guida: è la scrittura a frequentarla, e non viceversa, ispirandole poesie, recensioni, racconti per fanzine come Flanerí, Verde e blog letterari, come Grafemi.

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