Maxwell Perkins, editor alla piccola casa editrice Scribner, ricevette da uno dei suoi autori di punta, un romanzo intitolato Trimalchio in West Egg.

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L’autore, Francis Scott Fitzgerald, a quel punto della carriera, aveva già pubblicato, grazie all’aiuto economico, morale, e letterario di Perkins due libri Di qua dal Paradiso e Belli e dannati, riscuotendo successo. L’autore sapeva che Perkins, il suo editor, era stato fondamentale per permettere ai suoi romanzi di essere pubblicati e di avere successo. Nella lettera che accompagnava il manoscritto gli scrisse  “naturalmente la notte non chiuderò occhi finché non l’avrò sentita, ma mi dica l’assoluta verità, la sua prima impressione del libro e mi dica se c’è qualcosa che la disturba”.

Perkins si buttò sul libro e lo lesse d’un fiato, scrisse a Fitzgerald il giorno dopo: “penso che il romanzo sia una meraviglia. Me lo sto portando a casa per rileggerlo e poi le scriverò le mie impressioni diffusamente. Possiede una vitalità eccezionale e grande glamour.”

Qualche giorno dopo Max Perkins lodò a lungo il romanzo ma disse di avere parecchi punti da criticare tutti derivanti dal fatto che era proprio il carattere di Gatsby a non convincerlo.

Scriveva: “Gastby non potrebbe esser descritto chiaramente come gli altri? non potrebbe aggiungere una o due caratteristiche come l’uso di quella frase “vecchio mio”, non verbali, ma fisiche?”

  “Gatsby? What Gatsby?”

Perkins obiettava sul titolo del romanzo che, a questo punto della stesura, era ancora “Trimalchio in West Egg”. L’editor pensava che i lettori non sapessero che il West Egg dei titolo si riferiva all’ambientazione del libro o che Trimalcione si riferisse al multimilionario del Satyricon di Petronio, sembre impegnato in grandi banchetti e grandi feste, quindi suggeriva a Scott Fitzgerald “pensi a cambiare il titolo più rapidamente che può“.

Infine Perkins scrisse all’autore “quasi tutti i lettori resteranno sbalorditi dal fatto che Gatsby abbia tutta quella ricchezza e si sentiranno autorizzati a volere una spiegazione. Potrebbe interpolare qualche frase qua e là, piccoli tocchi di vario genere, per suggerire che è stato misteriosamente impegnato con un ruolo attivo. Lei, in effetti, lo fa chiamare al telefono, ma non si potrebbe vedere una o due volte alle sue feste mentre confabula con gente dal significato un po’ misterioso, gente della politica, del gioco d’azzardo o di qualunque altro ambiente?”

Max Perkins scrisse inoltre “la geniale qualità del libro mi fa vergognare di fare persino queste piccole critiche, la quantità di significato che lei fa entrare in una frase, la forza e l’intensita assoluta del l’impressione che riesce a convogliare in un paragrafo sono straordinari“.

cover Quando Scott Fitzgerald ricevette la lettera del suo editor rispose  “il suo telegramma e le sue lettere mi hanno fatto sentire come un milione di dollari, con l’aiuto che mi ha dato posso rendere Gastby perfetto”.

Francis Scott Fiztgerald fece tutti i cambiamenti che l’editor gli aveva suggerito.Cambiò il titolo, voleva che si chiamasse Trimalcione, fu Perkins a insistere per Gastby e la spuntò. Fitzgerald disseminò il romanzo di commenti sul sorriso di Gastby, finché divenne la caratteristica dominante del suo aspetto e un segno della sua personalità e aggiunse chiarimenti sulle ricchezze di Gasby in quasi tutti i capitoli. Prima di Max Perkins nessun editor aveva mai osato fare un editing così serrato e audace come lui fece con il Grande Gastby.

 L’autore disse “Avevo scritto e riscritto Gasby tre volte prima che Max mi dicesse qualcosa. Poi mi misi a tavolino e scrissi una cosa di cui fui orgoglioso”. Il Grande Gasby segnò una svolta nella piccola casa editrice Scribner e per la narrativa successiva.

Molti anni dopo, quando era ormai anziano e aveva lavorato con Francis Scott Fitzgerald, Hemingway, Tom Woolfe e molti altri Maxwell Perkins, fu inviato all’università a parlare del suo lavoro di Editor. Di fronte agli studenti disse:

“Un editor – disse senza quasi guardare in faccia il suo uditorio – non aggiunge niente a un libro. Nel migliore dei casi è l’ancella dell’autore. Non vi venga mai in mente di sentirvi importanti per quello che fate, perché un editor al massimo rilascia energia. Un editor non crea niente. Il lavoro migliore di uno scrittore viene totalmente da se stesso.”

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Alessandra Pagani si occupa di progettazione, coordinamento, supervisione e realizzazione di contenuti e progetti didattici, sia cartacei sia digitali, per l’università e la formazione accademica. Ha lavorato dal 2008 al 2020 per l’editore McGraw-Hill Education. Da gennaio 2021 è l’editor della collana Trattati e Manuali di Vita e Pensiero Editrice, casa editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 2016 al 2021 ha insegnato il proprio lavoro al master Professione editoria cartacea e digitale e al master Booktelling comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È autrice di Manuale di editoria universitaria, Progettare contenuti per l’apprendimento, Editrice Bibliografica, 2020. Coordina le attività di promozione alla lettura del sito www.unalettrice.org, come Geranio, il gruppo di lettura mensile e virtuale. È autrice del podcast Voci dall’Italia, podcast nato durante il primo lockdown di marzo 2020 come proposta di Simona Scravaglieri e del gruppo di lettura Casa Sirio editore e andato in onda ogni giorno per cento giorni. Dal 2020 al 2021 ha scritto e condotto Stranger Books, programma radiofonico di libri, tecnologia e didattica su RadioActiva.

No Comments

  1. Continuo ad incappare in questo libro… dovrò leggerlo! Max Perkins sembra un autentico discepolo di Socrate e della sua arte maieutica, applicata però alla ricerca della verità particolare dello scrittore. Grazie da… un’altra lettrice 😉

  2. bella scoperta che mi fai fare…effettivamente non fosse stato per lui, Gatsby non esisterebbe quasi.. 🙂

  3. Mi unisco agli altrui ringraziamenti… 😉

    1. 🙂

  4. Arrivo ora da Twitter e già adoro il tuo blog

  5. […] Max Perkins, L’Editor dei geni […]

    • L.

    • 9 anni ago

    Il signor L. concorda, gli editor in effetti vanno benedetti 🙂

  6. […] L’editor dei geni. Maxwell Perkins ha rivoluzionato il lavoro dell’editor, ho parlato Qui con riferimento al libro Il Grande […]

  7. […] un libro sul nostro lavoro: Max Perkins, l’Editor dei geni, Elliott, 2013. Se vi interessa qui potete leggere  la mia […]

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