LIBRI BELLI

Ciò che creiamo non è sacro e può fallire

Nel 2019 ho letto Big Magic, Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa, di Elizabeth Gilbert, per Rizzoli. Dopo aver scritto della battaglia contro il perfezionismo e di quanto sia importante permettersi di essere creativi nonostante la nostra paura di mostrarci imperfetti, dopo aver raccontato quanto sia importante avere fiducia nel processo creativo con ostinata contentezza (diario 3 gennaio), il diario di oggi è sull’importanza di sapere che ciò che creiamo non è sacro e si può fallire.

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Il perfezionismo che ci blocca

Sto leggendo Big Magic, il libro di Elizabeth Gilbert sulla creatività. Sono arrivata al punto in cui la Gilbert – che forse conoscete come autrice di Mangia, Prega, Ama – sostiene che le donne rinunciano a priori e si fanno bloccare nei loro progetti a causa del mito della perfezione. In pratica dice che noi donne non iniziamo nemmeno se non sappiamo di essere qualificate al 99% per un lavoro, mentre gli uomini hanno un approccio più aperto; anche se si sentono qualificati solo al 40% si candidano e si danno le possibilità di sbagliare, apprendere in corsa, fare un lavoro imperfetto.

Noi donne siamo molto severe con noi stesse e spesso non iniziamo nemmeno, bloccate dall’idea perfetta ma immaginaria che si forma nella nostra mente su come dovremmo fare qualcosa. Ci concentriamo su “dovrebbe essere così e cosà” e trascuriamo il fatto che “vogliamo” fare un progetto.

Siamo delle perfezioniste e la tensione verso la perfezione è qualcosa che uccide la creatività sul nascere e, purtroppo, nella nostra società viene vista quasi come un pregio: non ci si impegna abbastanza a combatterla, anzi, la si accoglie con un misto di orgoglio pensando sia sinonimo di “lavoro fatto bene”.

Non siamo le uniche però. In un passaggio del libro molto divertente la Gilbert cita Marco Aurelio, imperatore e filosofo, che sentiva il bisogno di combattere il proprio perfezionismo e rassicurarsi per il fatto di non essere Platone.

Big Magic

L’energia del processo creativo

Quando si sceglie di dedicare parte della propria giornata – o tutta la propria vita – alla creatività e quando si producono opere creative – che siano un libro, un quadro, una musica, una fotografia o una torta di mele o un’associazione culturale –   si possono avere due tipi di atteggiamento.

Energia del martire

Il primo è scegliere di nutrire l’energia della sofferenza, quella che Elizabeth Gilbert chiama “energia del martire”. Molto comune tra artisti e poeti tormentati si tratta di un’energia oscura, solenne, virile, intransigente, austera e profondamente rigida. È la cultura della sofferenza, quella che ha fatto dire a grandi artisti del passato “sono perché soffro”. La nostra società ha creato un culto dei poeti malinconici, degli artisti maledetti, lo spleen e via dicendo. Personalmente non credo che la sofferenza generi creatività. Almeno non in noi comuni mortali. Non so voi ma io scrivo meglio se sono serena nella mia vita: i periodi bui, che capitano a tutti, non mi invogliano a scrivere pagine e pagine. Inoltre, quando uno sa di essere un essere comune, di non aver particolari genialità, di essere una mediocre schiappa che ci prova e non un genio intoccabile, rischia di atteggiarsi a genio incompreso e di passare per una lagna mortalmente noiosa per chiunque vi sia intorno. Questo tipo di atteggiamento lasciamolo ai grandi del passato.

Energia del trickster

Qual è l’alternativa? L’autrice la chiama “l’energia del trickster”. Il trickster, è il folletto dispettoso delle fiabe irlandesi, colui che si diverte a chiudervi dentro al recinto insieme ai maiali e a vedervi scivolare nel fango. Il trickster è veloce, furbo, leggero, scaltro, ribelle e in perenne trasformazione. Non è buono e non è cattivo, è colui che ride in faccia alla morte, ridimensiona le pretese dell’Io e trova delle soluzioni alternative ai problemi senza smettere mai di ridere durante tutto il viaggio. È follemente spensierato e non valuta le conseguenze di quello che fa. Rappresenta la “paradossale categoria dell’amoralità sacra”, questo briccone divino si prende gioco degli dei, degli esseri umani e di tutto ciò che anela alla perfezione. Il trickster rompe gli equilibri consolidati per costruirne di nuovi.

L’atteggiamento del trickster è fiducioso: prende alla leggera tutto il mondo, senza attribuirgli troppa importanza, si fida della propria astuzia e nella sua capacità di atterrare sempre in piedi. Non soffre di ansia, ha fiducia nel caos dell’universo. Tende l’orecchio pronto a cogliere qualunque suono lo metta nel giusto stato d’animo e si diverte mentre crea, non soffre, vede la vita come un assurdo gioco. La creatività, in fondo, è fatta per i trickster: nel processo creativo è importante dimenticare “ciò che sto producendo è sacro”.

Quando sento dire “questo libro è il mio bambino” mi prende male.  Se si vuole dedicare alla propria creatività una parte della propria vita bisogna ricordare che la leggerezza è l’atteggiamento giusto. I libri (o i quadri, le fotografie, i post, i romanzi e le associazioni culturali) sono meravigliosi strumenti che possono essere tagliati, allungati, riscritti da più persone, adattati, trasformati, alleggeriti, dislocati, ibridizzati, colorati e fracassati a più mani. E hanno diritto di nascere, imperfetti e leggeri.

L’atteggiamento di Elizabeth Gilbert, l’ostinata contentezza

La Gilbert dice di aver abbandonato completamente il culto del martirio, cercando di riporre fiducia nella folle idea che “il mio lavoro mi ama quanto io amo lui” che abbia voglia di giocare con me come io voglio ancora giocare con lui e che questa sorgente di amore e gioco non ha confini.

La sua ostinata contentezza, che racconta in un capitolo apposito, mi ha ispirata fino a qui.

Il processo creativo è trasformativo

Bisogna avere il coraggio di accedere alla parte trasformativa del processo creativo, prima della quale si ha una gran paura.

Lo so sia per aver pubblicato molti libri (di altri), sia per aver scritto libri io stessa e sia per essere incinta e, attualmente, un po’ preoccupata per il parto, la porta trasformativa e selvaggia che ci farà entrare in un universo nuovo, puro e inesplorato.”

Scrivevo questo nel gennaio del 2019, prima di partorire, prima di scrivere il secondo romanzo, prima di cambiare lavoro, prima di cambiare casa e città. Sono passati davvero pochi anni ma sono una persona completamente diversa. Mi sono fatta guidare dal processo creativo e ho imparato a fidarmi e ad affidarmi alla mia creatività e sono molto molto grata a tutte le me stessa del passato che hanno sfidato la paura del perfezionismo e oggi sono qui, a godermi il viaggio.

Ho imparato che quando ci concediamo di rilassarci durante il processo creativo, quando iniziamo a co-creare con la vita, possiamo, sia divertirci che crescere.

Creare mi ha donato maggiore sicurezza in me stessa. Ho capito che anche nel mio piccolo offro un contributo al mondo, magari minuscolo, ma comunque pieno di vita e di gioia. Permettersi di creare significa permettersi di stare al mondo con una contentezza maggiore.

Prima di tutto, credeteci. Non datela vinta alla paura. E ogni giorno, con perseveranza, semplicità e assoluta leggerezza, mettetevi lì, rimboccatevi le maniche e rinnovate il vostro sogno. Si può fare, parola di Elizabeth Gilbert. L’autrice in questo nuovo libro esplora a fondo per noi il processo creativo, mettendoci a parte della sua esperienza e della sua prospettiva unica: la natura misteriosa dell’ispirazione riguarda tutti, ognuno di noi la contiene, ma spesso non sappiamo dove scovarla. La creatività non è, in fondo, un salto del processo logico? Coltiviamo allora la curiosità, accogliamo con spirito lieve le giravolte della vita, e combattiamo con brio ciò che ci spaventa. Poco importa se il nostro sogno è quello di scrivere un libro, o di diventare attori, o di far fronte al meglio agli impegni di lavoro, o se stiamo invece pensando di intraprendere un’avventura a lungo rimandata. Elizabeth Gilbert ci esorta, con fare scanzonato, a portare alla luce i tesori che ognuno di noi custodisce in sé e ad affrontare la quotidianità a testa alta, con consapevolezza, passione e libertà. Non è difficile, e il mondo ci si spalancherà davanti, fatto di gioia e speranze finalmente raggiungibili. Quindi “fate ciò che vi fa sentire vivi. Seguite le vostre passioni, ossessioni e compulsioni. Fidatevi. Create a partire da qualsiasi cosa provochi una rivoluzione nel vostro cuore. Il resto verrà da sé”

Elizabeth Gilbert, Big Magic, Bur

Alessandra Pagani si occupa di progettazione, coordinamento, supervisione e realizzazione di contenuti e progetti didattici, sia cartacei sia digitali, per l’università e la formazione accademica. Ha lavorato dal 2008 al 2020 per l’editore McGraw-Hill Education. Da gennaio 2021 è l’editor della collana Trattati e Manuali di Vita e Pensiero Editrice, casa editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 2016 al 2021 ha insegnato il proprio lavoro al master Professione editoria cartacea e digitale e al master Booktelling comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È autrice di Manuale di editoria universitaria, Progettare contenuti per l’apprendimento, Editrice Bibliografica, 2020. Coordina le attività di promozione alla lettura del sito www.unalettrice.org, come Geranio, il gruppo di lettura mensile e virtuale. È autrice del podcast Voci dall’Italia, podcast nato durante il primo lockdown di marzo 2020 come proposta di Simona Scravaglieri e del gruppo di lettura Casa Sirio editore e andato in onda ogni giorno per cento giorni. Dal 2020 al 2021 ha scritto e condotto Stranger Books, programma radiofonico di libri, tecnologia e didattica su RadioActiva.

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