11 gennaio 2019 – Diario Ciò che creiamo non è sacro

Il primo libro letto quest’anno è Big Magic, Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa, di Elizabeth Gilbert, per Rizzoli. L’ho ormai finito e ho un’ultima riflessione da aggiungere. Dopo aver scritto della battaglia contro il perfezionismo e di quanto sia importante permettersi di essere creativi nonostante la nostra paura di mostrarci imperfetti (diario del 2 gennaio), dopo aver raccontato quanto sia importante avere fiducia nel processo creativo con ostinata contentezza (diario 3 gennaio), il diario di oggi è sull’importanza di sapere che ciò che creiamo non è sacro e si può fallire.

9788858681220_0_0_4163_75.jpg

Quando si sceglie di dedicare parte della propria giornata – o tutta la propria vita – alla creatività e quando si producono opere creative – che siano un libro, un quadro, una musica, una fotografia o una torta di mele –   si possono avere due tipi di atteggiamento.

Il primo è scegliere di nutrire l’energia della sofferenza, quella che Elizabeth Gilbert chiama “energia del martire”. Molto comune tra artisti e poeti tormentati si tratta di un’energia oscura, solenne, virile, intransigente, austera e profondamente rigida. È la cultura della sofferenza, quella che ha fatto dire a grandi artisti del passato “sono perché soffro”. La nostra società ha creato un culto dei poeti malinconici, degli artisti maledetti, lo spleen e via dicendo. Personalmente non credo che la sofferenza generi creatività. Almeno non in noi comuni mortali. Non so voi ma io scrivo meglio se sono serena nella mia vita: i periodi bui, che capitano a tutti, non mi invogliano a scrivere pagine e pagine. Inoltre, quando uno sa di essere un essere comune, di non aver particolari genialità, di essere una mediocre schiappa che ci prova e non un genio intoccabile, rischia di atteggiarsi a genio incompreso e di passare per una lagna mortalmente noiosa per chiunque vi sia intorno. Questo tipo di atteggiamento lasciamolo ai grandi del passato.

Qual è l’alternativa? L’autrice la chiama “l’energia del trickster”. Il trickster, è il folletto dispettoso delle fiabe irlandesi, colui che si diverte a chiudervi dentro al recinto insieme ai maiali e a vedervi scivolare nel fango. Il trickster è veloce, furbo, leggero, scaltro, ribelle e in perenne trasformazione. Non è buono e non è cattivo, è colui che ride in faccia alla morte, ridimensiona le pretese dell’Io e trova delle soluzioni alternative ai problemi senza smettere mai di ridere durante tutto il viaggio. È follemente spensierato e non valuta le conseguenze di quello che fa. Rappresenta la “paradossale categoria dell’amoralità sacra”, questo briccone divino si prende gioco degli dei, degli esseri umani e di tutto ciò che anela alla perfezione. Il trickster rompe gli equilibri consolidati per costruirne di nuovi.

L’atteggiamento del trickster è fiducioso: prende alla leggera tutto il mondo, senza attribuirgli troppa importanza, si fida della propria astuzia e nella sua capacità di atterrare sempre in piedi. Non soffre di ansia, ha fiducia nel caos dell’universo. Tende l’orecchio pronto a cogliere qualunque suono lo metta nel giusto stato d’animo e si diverte mentre crea, non soffre, vede la vita come un assurdo gioco. La creatività, in fondo, è fatta per i trickster: nel processo creativo è importante dimenticare “ciò che sto producendo è sacro”.

Quando sento dire “questo libro è il mio bambino” mi prende male.  Se si vuole dedicare alla propria creatività una parte della propria vita bisogna ricordare che la leggerezza è l’atteggiamento giusto. I libri (o i quadri, le fotografie, i post)  sul blog che producete) sono meravigliosi strumenti che possono essere tagliati, allungati, riscritti da più persone, adattati, localizzati, ri-editati, trasformati.

Bisogna avere il coraggio di accedere alla parte trasformativa del processo creativo, prima della quale si ha una gran paura. Lo so sia per aver pubblicato molti libri (di altri), sia per aver scritto libri io stessa e sia per essere incinta e, attualmente, un po’ preoccupata per il parto, la porta trasformativa e selvaggia che ci farà entrare in un universo nuovo, puro e inesplorato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.