I Middlestein di Jami Attenberg

La storia narra le vicende di una famiglia della middle class ebraica di Chicago. La signora Middlestein, Edie, mangia troppo. Si abbuffa, con metodo, fino a raggiungere i 150kg, a colpi di fast food e cibo cinese. Edie,una donna di mezza età, con un marito, dei figli, una solida cerchia di amicizie all’interno della comunità ebraica, un lavoro da avvocato, cerca soddisfazione nel bacon croccante del fast food, nelle patatine unte, calde e salate, nei taglioni di soia con gamberi e zucchine…

Il romanzo, diviso in bredownloadvi capitoli che riportano il peso di Edie, racconta, in tono leggero e ironico del cambiamento delle relazioni, in una famiglia, e del loro sgretolarsi, per rinascere in altro modo.

L’equilibrio famigliare cambia: la figlia, il figlio, il marito, i due giovani nipotini troveranno un nuovo modo di star vicino ad Edie che si sta lentamente uccidendo e non pare voglia fermarsi?

Edie, imperfetta e allegra, generosa e intransigente, è fragile e forte al tempo stesso e la sua figura è lo specchio enorme e impietoso delle fragilità di tutti i membri della famiglia. In famiglia, tra i Middlestein, qualcuno beve un goccio di troppo, qualcuno si fuma le canne tutte le sere, qualcuno affronta il mondo con metodica e ossessiva precisione, cercando di tenere tutto sotto controllo, qualcuno annaspa cercando la propria identità…

Il racconto di una famiglia diventa un canto corale dei modi che l’essere umano ha per mettere a tacere il vuoto che ci circonda. Jami Attenberg affronta la tragedia della vita umana con humor e delicata compassione.   Non si avverte l’incombenza della fine e della nevrosi apocalittica, tipica, per esempio, del Franzen delle Correzioni.  Non è nemmeno un libro che ha in sè la “maestosità  malinconica delle antiche rovine di una civiltà” di un Isaac Singer o l’introspezione tagliente di Amos Oz o  l’umorismo corrosivo di Chaim Potok.  Questi scrittori sono visionari, a tratti ironici, ma sono accomunati dall’essere profondamente drammatici. Jami Attenberg, invece, conquista perchè ha in se la capacità di non condannare i suoi personaggi per le loro debolezze: la sofferenza e il vuoto avvertito si stemperano in uno sguardo fiducioso rivolto al futuro.

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Nessun commento

  1. Ciao Alessandra, questo libro mi interessa, anche per ragioni di lavoro, ma ancora non sono riuscita a leggerlo. Ho, però, una curiosità su cui tu magari mi puoi dare qualche anticipazione: che tipo di Chicago emerge dal libro? Voglio dire, la città e il contesto urbano hanno un ruolo? Grazie, a presto 🙂

    1. Author

      ciao,
      Chicago non è la protagonista del libro. Il romanzo potrebbe essere ambientato in qualsiasi città americana, non ci sono descrizioni particolari della città. Chicago emerge come cittadina media americana: negozi, fast food, quartieri residenziali. Il maggior numero di descrizioni si ha in quegli spazi pieni di negozi dove gli americani arrivano in macchina, parcheggiano, mangiano (in particolare la protagonista va a mangiare cinese),fanno shopping, mangiano e salgono di nuovo in macchina, che si vedono in tutti gli USA.
      A me ha ricordato la Florida, ma solo perchè è l’unico stato degli USA che ho girato in lungo e in largo. Diciamo che non è un libro in cui la città è protagonista come accade invece in Le mille luci di New York o Amor America per dirti i primi due che mi vengono in mente.
      Spero di esser stata esaustiva 🙂
      ciao
      Alessandra

      1. Lo sei stata, eccome! Mi hai fatto venire in mente un altro libro ambientato a Chicago, che proprio della città porta il nome ma che ne parla per le prime sei pagine (excursus storico, descrizione di grandi eventi passati e leggende metropolitane) e poi – puf! – silenzio per tutto il resto del libro. Potremmo essere in qualsiasi altra grande metropoli americana. Strano, visto che il libro continua a chiamarsi “Chicago” fino all’ultima delle sue pagine 🙂
        Grazie mille, a presto!
        Marta






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