Recensione: L’arte dell’abbraccio, L’importanza di costruire legami di Daisaku Ikeda, Sarah Wider, Piemme

Capita a tutti coloro che lavorano fuori casa di trascorrere lunghe ore non con le persone più importanti, ma con perfetti estranei con cui si riesce, quando va bene, ad avere rapporti cordiali. Le persone che danno un senso alla nostra vita sono relegate in brevi momenti di pausa dal lavoro, dagli hobby, quando le incombenze della vita quotidiana premono e quando siamo ormai allo stremo delle forze. Spesso mi domando se non è tutta sbagliata questa vita per cui non c’è abbastanza tempo per coltivare relazioni autentiche. Rimuginavo da un po’ su questo concetto quando mi sono imbattuta in un libro che sembrava fatto apposta per me: L’arte dell’abbraccio – l’importanza di costruire legami, Piemme Edizioni. 

 

Il testo è proposto come una serie di dialoghi tra Daisaku Ikeda e Sarah Wider. Daisaku Ikeda è un pensatore giapponese buddista di circa 90 anni, una delle personalità più influenti del Sol Levante, filosofo e fondatore della Scuola SOKKA GAKKAI, che si dedica alla diffusione della pace e dell’educazione. Sarah Wider è professoressa di letturatura inglese in un’università americana che ha una lunga esperienza educativa.

Ogni capitolo è intitolato “Conversazione” e si propone come un dialogo epistolare tra i due su vari argomenti. Tra i miei capitoli preferiti: Conversazione Nove. La vita creativa, oppure Conversazione Sei. Un ritorno alla fiducia in se stessi, e Conversazione Tre. La voce che incoraggia. 

Mi è piaciuto in particolare il fatto che il saggio mette in luce il valore di costruire legami autentici  e tesse le lodi di coloro che si impegnano a gettare ponti, dai grandi poeti alle persone comuni. Il testo afferma che la costruzione delle relazioni è un’arte, potente e creativa. Se all’arte delle relazioni fosse dedicato tanto tempo quando ad altre dimensioni della società il mondo in cui viviamo sarebbe un posto diverso. In ogni capitolo si incontrano  diverse figure interessanti, personaggi storici che hanno lavorato per la pace o l’educazione, oppure sul contributo che hanno dato artisti, scrittori, pensatori dell’occidente e dell’oriente.

Il testo si sofferma molto sul legame tra adulti e bambini, tra genitori e figli, tra madre e figlio. Entrambi gli scrittori credono che la donna abbia un ruolo privilegiato nell’educazione dei figli. Ma il testo cita anche poeti e scrittori impegnati nel legami con i più piccoli, come Victor Hugo che nel 1869 organizzò una festa per 40 bambini poveri  affermando: “Il bambino deve essere la nostra preoccupazione principale. Sapete perché? perché il suo vero nome è futuro.”

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Una delle Conversazioni è dedicata alla lettura,  e inizia con Daisaku Ikeda che dice “è una fortuna trascorrere la giovinezza in compagnia di buoni libri. Una relazione stretta con la grande letteratura eleva e approfondisce la vita”. In questo capitolo si citano Louisa May Alcott e Emerson, con una serie di aneddoti personali che scavano nelle origini di Piccole donne.

Un’altra cosa che ho molto apprezzato è che in ogni pagina ci si imbatte nelle parole di saggezza dell’insegnamento buddista. Non aspettatevi retorica o pomposità: si tratta di frasi semplici e chiare, per esempio: L’unica opzione che abbiamo nella vita è continuare ad andare avanti con decisione e buon umore, senza mai soccombere alla disperazione. La felicità sboccia e produce frutti solo quando è saldamente radicata nel terreno della pazienza.

Secondo me è un testo da assaporare con lentezza – io ci ho messo tre mesi a leggerlo, gustandone poche pagine ogni mattina – per guidarci a  costruire una rete di relazioni autentiche, a partire da quella con se stessi.

 

Al prossimo articolo,

Alessandra

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