Diario, 5 febbraio 2019

Sono al bar. Bevo un tè deteinato, mangio un bignè al cioccolato, leggo Edward Rutherford RUSSKA, libro che ho preso gratis in un punto di bookcrossing vicino a casa mia.
Non appena mi tolgo la giacca risulta evidente che io sia incinta e anche piuttosto avanti con la gravidanza.
Le due anziane signore sedute al tavolo vicino al mio non appena mi hanno visto hanno prima fatto ipotesi sul sesso del bambino e poi iniziato una serie di racconti trucidi sui parti e gli ospedali, girandosi molto spesso a guardarmi e a sorridermi.
Fino ad ora le ho ignorate scrivendo sul cellulare, ma ora, vi saluto, perché sto per iniziare a raccontare loro che mi ricordano molto mia nonna, mancata a marzo dello scorso anno e con questa frase inizierò a raccontare le morti peggiori che ho sentito alla tv e che ho letto nei libri e, mentre descriverò di gente che schiatta in mezzo a incredibili sofferenze sorriderò guardandole dritte negli occhi.
Vado.

russka

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