Recensione: Due, Irène Némirovsky, Adelphi edizioni

Recensione: Due, Irène Némirovsky, Adelphi edizioni

 

Scrittrici che amo – la serie

 La serie scrittrici che amo raccoglie 12 libri (qui il post completo) Sto scrivendo le recensioni nell’ordine che mi hanno consigliato i miei lettori: ho scritto di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, ho parlato Sembrava una felicità di Jenny Offil, di  Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, oggi è il tuo di Irene Nemirovsky, con il romanzo Due. 

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Una scrittura folgorante

Irène Némirovsky sa scrivere. Grazie alle splendide atmosfere dipinte dalla scrittrice, fin dalle prime righe il lettore si trova proprio a Parigi, alla fine della prima guerra mondiale, nei ruggenti anni 20, spettatore dell’amoreggiare nelle notti primaverile dei protagonisti del libro. Sa scrivere Némirovsky ma ogni tanto mi sono sentita infastidita da una frase ad effetto, quelle belle frasi cesellate che al liceo avrei sottolineato e riportato sul diario. Frasi da Baci Perugina. Per esempio:“Spesso l’amore non è che il ricordo di un istante d’amore”.

Oppure:  

Si baciavano. Erano giovani. I baci nascono in modo così naturale sulle labbra di una ragazza di vent’anni! Non è amore, è un gioco: non si insegue la felicità, ma un attimo di piacere. Il cuore non desidera ancora niente: è stato colmato d’amore durante l’infanzia, saziato di affetto. Che taccia, adesso. Che dorma! Che lo si dimentichi!

O ancora: 

Da giovani, in certi momenti in cui la felicità arriva al punto più alto, quasi doloroso, si è al tempo stesso attori e spettatori – spettatori inebriati, innamorati di se stessi.

Però non riuscivo a smettere di leggere. L’abilità nel tratteggiare l’emozione dell’amore declinata nelle varie fasi della vita, lei che è morta giovanissima – mi incuriosiva e mi ha spinto ad andare avanti.  Quale scrittore maschio spenderebbe mai così tante pagine a chiedersi come il matrimonio modifica, prima leggermente, e poi per sempre due persone? 

Introspezione sul matrimonio 

All’inizio del romanzo  i protagonisti si fanno una domanda che sarà il filo conduttore di tutto il libro:

Come avveniva, nell’unione coniugale, il passaggio dall’amore all’amicizia?Quando si cessava di tormentarsi l’un l’altro per volersi finalmente bene?

Il talento e l’acume della scrittrice descrivono l’inizio dell’amore e la sua trasformazione con l’avanzare del tempo e il passaggio nell’età adulta. Non concordo con quelli che definiscono il libro cinico o spietato, cos’è l’amore di coppia se non la capacità di diventare mano a mano che la vita avanza non due ma un’unica persona?

Un marito e una moglie non vedono i lineamenti l’uno dell’altro, non compiono quel lavoro mentale che consiste nel paragonare di continuo l’immagine rimasta nella memoria e quella che hanno davanti agli occchi in quel preciso momento. Guardano il sorriso e non il disegno della bocca, l’espressione e non la forma degli occhi, e questo per dieci, quindici anni…Poi, a un tratto, una sera, una sera come le altre, lui legge, lei cuce, e uno dei due alza gli occhi; l’altro, sentendo quello sguardo su di sè forse domanderà:” Che c’è? Che hai?”. Il primo risponderà: “Niente”, oppure “ti amo”, o qualcosa di altrettanto automatico, ma in realtà, per un attimo, l’uomo o la donna hanno realmente visto, e a volte hanno dovuto fare un impercettibile sforzo, per riconoscerlo, il volto di chi condivide con loro la vita.

Irene Nemirovsky, Due,  unalettrice.org

 

dal risvolto di copertina

«Chi meglio della signora Némirovsky, e con un’arma più affilata, ha saputo scrutare l’anima passionale della gioventù del 1920, quel suo frenetico impulso a vivere, quel desiderio ardente e sensuale di bruciarsi nel piacere?» scrisse, all’uscita di questo libro, il critico Pierre Loewel. Le giovani coppie che vediamo amoreggiare in una notte primaverile (la Grande Guerra è finita da pochi mesi, e loro sono i fortunati, quelli che alla carneficina delle trincee sono riusciti a sopravvivere) hanno, apparentemente, un solo desiderio: godere, in una immediatezza senza domani, ignorando «il lato sordido della vita», soffocando quella «parte d’ombra» che ciascuno si porta dentro. Eppure, quasi sulla soglia del romanzo, uno dei protagonisti si pone una domanda che ne costituirà il filo conduttore: «Come avveniva, nell’unione coniugale, il passaggio dall’amore all’amicizia? Quando si cessava di tormentarsi l’un l’altro per volersi finalmente bene?». Con mano ferma, e con uno sguardo ironicamente compassionevole, Irène Némirovsky accompagna i suoi personaggi, attraverso le intermittenze e le devastazioni della passione, fino alla quieta sicurezza dell’amore coniugale. A volte, certo, alcuni di loro rimpiangeranno «l’ebbrezza triste e folle dell’amore», e a quasi tutti accadrà di inoltrarsi, almeno per un po’, nelle vie perigliose dell’adulterio; ma il tempo riserverà loro una sorprendente rivelazione: che quell’«essere due» che del matrimonio costituisce l’essenza e «il flusso discontinuo, lento e possente dell’amore coniugale» conferiscono alla coppia una sorta di invincibilità.
 
Irene Nemirovsky, Due
Traduzione di Laura Frausin Guarino
Biblioteca Adelphi
2010, 7ª ediz., pp. 237 
isbn: 9788845924729
Temi: Letteratura francese
 € 15,72
 
Grazie per l’attenzione
Alla prossima!
 
Alessandra 

Nessun commento

  1. Ho letto molti libri della Nemirovsky e posso confermare che ogni sua opera è uno scavare nell’animo umano tanto da lasciare spiazzato qualsiasi lettore, soprattutto se lo stesso immagina la giovane età della scrittrice ai tempi della stesura delle sue opere. Le frasi alla Baricco (mi piace tantissimo questo riferimento!) lo si perdona con la chiarezza e la minuziosità delle descrizioni dei sentimenti dei protagonisti.



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