Lezioni di ipocrisia ovvero un’altra sfida per la felicità

Lezioni di ipocrisia ovvero un’altra sfida per la felicità

3f123cdca063748dcaf43b68880fe22fAAA CERCASI INSEGNANTE QUALIFICATO DI IPOCRISIA. Questa settimana ho capito che ho bisogno di prendere lezioni di ipocrisia. Se ci fosse tra di voi un insegnante, uno molto bravo dico, a insegnarmi a indossare delle maschere per mostrare sempre e solo il lato che accontenta la gente intorno, sono disposta a pagarlo e anche bene, per imparare.

DEFINIZIONE Ipocrisia: dal Greco ὑποκρίνομαι «fingere» Simulazione estesa, spec. all’ambito dell’atteggiamento morale o dei rapporti sociali e affettivi: non è umiltà vera, è i.;Simulazione di virtù e di buoni sentimenti.

Ho la qualità di essere sincera con me stessa e, purtroppo, con gli altri. Questo modo di essere porta le persone a definirmi “selvatica” perché agisco e parlo in ascolto del mio cuore: non sempre quindi quel che dico è in accordo con quanto vogliono sentirsi dire gli altri.  “L’uomo semplice e onesto deve essere assolutamente così, come uno che sa di selvatico e che viene scoperto subito appena arriva, lo voglia o no, da colui che gli sta vicino”

So che questo atteggiamento, nel mondo di oggi, non paga. L’ipocrita, normalmente, è una persona pratica e opportunista, che non capisce perché dire agli altri quello che realmente pensa quando, secondo lui, gli altri vogliono sentire solo ciò che desiderano. Come nell’opera di Molière, dove Monsieur Tartuffe, il “signorsì” per eccellenza dissimulava i sentimenti più immorali sotto una veste di devozione religiosa.

L’ipocrita deve nascondere senza un attimo di tregua i suoi veri sentimenti. Cerca di apparire sempre quello che non è: solidale, confidenziale, cordiale.

Alcune persone sono infelici perché sono ipocrite: fingono di non vedere la realtà o si mettono un paio di occhiali molto spessi per non vederla.

Contenti loro.

13 commenti

  1. D’accordo su quello che dici alla fine, invece risparmia i soldi per eventuali lezioni di ipocrisia, c’è un fracco di gente che insegna gratis!
    😉

    1. Author

      ahahah hai ragione stefano 🙂
      Infatti sto già scrivendo un post sui libri da regalare a Natale, che i soldi è meglio spenderli per far regali 🙂

  2. PS: non sono su twitter ma ho visto per caso il tuo:
    Frost/Nixon è veramente bello!! Visto a Parma l’anno scorso!

    1. Author

      Siii ho messo il link di Twitter nel blog, sono contenta che qualcuno lo veda. io me l’ero perso l’anno scorso ma ora lo danno a Milano e mi sa proprio che ci vado. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando: ho twittato che andrò allo spettacolo teatrale del teatro Elfo di Milano a vedere questo qui: http://www.elfo.org/stagioni/20132014/frostnixon.html

    1. Author

      mi hanno fatto arrabbiare di più di tanto: tantissimo. Eppure sono felice di non aver raccontato nemmeno mezza parola di quanto realmente è successo, ma, confesso, ne ho avuto veramente voglia mentre scrivevo il post. 🙂

  3. Io temo di avere il problema contrario. Ovvero sono un ipocrita. Mio malgrado. Non è – credo, ma temo che non dovrei essere io a dirlo – ruffianaggine. Non solo, almeno. E’, piuttosto, quella che proverò testé a definire come una “devianza caratteriale”. A mio onesto parere, trattasi di debolezza. Mancanza di palle o giù di lì… Già perché mi sento anche un rispettabilissimo egoista (e talvolta “ruffianello” lo sono davvero: la mia ex-moglie, ad esempio, mi chiamava proprio così, “nello”…). Di fatto, come tu stessa affermi, da un simile comportamento o approccio alle relazioni (anche con se stessi) deriva un senso di infelicità. L’ipocrisia, nell’accezione che sento e intendo, ma forse non sono in grado di esplicitare, quella strana forma di compiacenza… forzata, peraltro assolutamente auto-indotta, non porta ad altro, nel tempo, che a una progressiva, crescente frustrazione. Lo sgualcimento dell’anima. Un annullamento della propria personalità, dispersa in tante camaleontiche mistificazioni. L’incapacità di definirsi. Cui prodest? L’essere Zelig, l’essere ipocriti, sì, ma senza secondi fini dichiarati, quanto meno non noti, nemmeno a se stessi, è, forse, una forma di malattia? Un “mal di vivere” di sicuro… Qualcosa che logora lentamente, proprio perché, al contempo, preserva il “quieto vivere” e il sopravvivere del succitato “vaso di coccio”, alias uomo senza palle né polpa, di certo senza un volto… Già, brutta storia. Mi pongo periodicamente queste domande e invidio la schiettezza, la sincerità, l’onestà (prima di tutto con se stessi) di quelle persone più spigolose, più dirette, più selvatiche. Che conoscono e riconoscono i propri odori. Li sanno. Quelle che s’incazzano, anche. Con tutti i benefici che un sano frantumar di piatti e ribaltar di scrivanie può portare a questi animi più reattivi e infiammabili.
    Esiste però il ruffiano, quello vero. Non il “bastardo mascherato”, l’inconsapevole, cui un po’ si può perdonare, il “bastardo e basta”. L’ipocrita professionista. Quello davvero la sa lunga e, da qualche parte, ignota ai più, la sua immagine allo specchio la trova di certo. Lezioni teoriche e pratiche le chiederei a lui. Possibilmente in forma anonima, s’intende.

    1. Author

      Ti contesto tutto Paolo: ogni singola parola che hai scritto vibra di sincerità e di un lungo percorso fatto di conoscenza di te stesso e accettazione di ciò che sei.
      Un abbraccio

  4. Entro a gamba tesa sul tema perché ne so qualcosa.
    Sono parecchio selvatico. Di quelli che parlano molto poco con chi non conoscono ma che tendono ad essere schietti.
    Frequentando l’ambiente accademico ho dovuto imparare a domare la sincerità e, se non altro, a tenere la bocca chiusa.
    Stare zitti non significa essere ipocriti ma semplicemente evitare rogne. La vita ce ne rifila già parecchie, sarebbe buffo andarsele a cercare. Che ciascuno cuocia nel proprio brodo.
    Io cerco di sopravvivere così…
    Ciao e scusa l’intrusione.

    1. Author

      Non scusarti: il tuo commento è prezioso e mi ci rispecchio. Scrivo di libri e felicità e mi limito perché se dicessi quel che penso con schiettezza mi farei molti nemici. sto imparando a tacere e a stemperare…non è sempre semplice. Grazie per non farmi sentire sola in questa lotta 🙂

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